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A passi lenti

A passi lenti

Rubo quasi il titolo ad un amico lontano; quando ero ancora dalle parti di Cesano spesso veniva un giovane, collaboratore dei giornali della zona, per scrivere alcune notizie sulla nostra scuola; era un appassionato di mantagna e di luoghi solitari, un elemento in comune… dopo qualche anno lo ritrovo sui social, con il suo Apassolento, itinerari a piedi sui monti del lecchese e della Brianza: ottima idea.

In questo venerdì mi sono ritagliato una passeggiata lunga, quasi 18 km, in questo panorama splendido del cuore di Huelva. Tutto intorno alla casa dove siamo, Villa Onuba, si stendono colline, pinete, sugherete, eucaliputs, allevami all’aperto di patas negros (i famosi maiali che danno origine al prelibato jamon iberico, siamo a 2 passi da Jabugo).

Siamo ormai in piena primavera: i fiori tardivi ancora turgidi e freschi, le api in incessanti via vai nel bosco, i pollini che si lasciano trasportare dalle folate leggere… vale la pena camminare, ascoltare, traguardare i panorami, sentire le gambe faticare sulla salita.

(in preparazione) Un video-riassunto con una selezione di immagini

Qui tutto l’itinerario (tramite Koomot), con i suoi dati, mappe e dettagli

E per rilassare gli occhi, una panoramica di foto.

Un’età da sperimentare…

Un’età da sperimentare…

Ho appena terminato il libro di padre Alberto Maggi, Brutto come il peccato, e in appendice trovo un’intervista dove lui esordisce così: “Se avessi saputo che era così bello invecchiare, sarei invecchiato prima!”.
Battuta a parte è sicuramente uno stile diverso di affrontare il tema della vecchiaia, che incontriamo sempre più spesso. Vuoi per andamento demografico (se non schiattiamo giovani, prima o poi ci arriviamo tutti).

Ho provato ad esempio a chiedere una infografica a Gemini, per rappresentare in modo più efficace la percentuale di persone anziane che oggi compongono la nostra società. Mi sono limitato all’ultimo secolo e ammetto che nel grafico non riuscivo a capire cosa fosse questa “età mediana” illustrata nella parte inferiore a sinistra, poi ho scoperto che è un po’ come mettere in fila tutti i cittadini europei, dal neonato più giovane al centenario più anziano: l’età mediana è l’età della persona che si trova esattamente al centro della fila. In un secolo è quasi raddoppiata! E significa che dopo i 44 già si fa parte della seconda fascia…

Ma il libro su cui mi piace soffermarmi è un altro, di Erri De Luca (un autore che ormai frequento da tempo…), L’Età Sperimentale. Un testo nel quale si affronta proprio questa tappa della vita che si rivela sempre più significativa e piena, davvero di vita.

E’ un testo quasi scritto a due mani, anche se gli interventi della coautrice, l’insolita Inès Marie Lætitia Églantine Isabelle de Seignard de la Fressange (è vero, le basterebbe firmare un foglio per scrivere un racconto breve), figura di spicco nel mondo della moda francese a partire dagli anni 80, sembrano davvero lettere da un altro mondo, ma l’effeto non guasta, davvero. Ma l’amicizia tra le due persone consente all’autore un’alternanza di voce, tra maschile e femminile.

Erri de Luca ama ricordare che la vita di un uomo è la somma di 3 cavalli (anche questo è un suo libro); i primi 30 anni si percorrono al galoppo, spesso sfrenato, i successivi 30 al trotto, un’andatura sostenuta ma meno vorticosa e infine, gli ultimi 30 si compiono al passo, tranquillamente. Per un amante come De Luca dei testi biblici, sarebbe bello trovare almeno una considerazione sullo scarto numerico che troviamo nei salmi (nel salmo 90:10 troviamo il famoso versetto: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo“.

In questo veloce libretto, dove compare anche un semplice reportage fotografico in cui compare in modo molto discreto proprio l’autore, spesso di spalle o quanto meno defilato, non mancano le definizioni poetiche della vecchiaia. Considerata come una passeggiata nel bosco, in ascesa verso la cima del monte, quando gli alberi si diradano lasciando in bella vista il profilo della cima.

Candidamente si limita a raccontare la propria esperienza, senza velleità di insegnare qualcosa, perchê tutti siamo consapevoli che questa, più delle altre, è una fase della vita da vivere personalmente, quasi in solitudine, in graduale distacco.

Molti i temi cari all’autore, i ricordi, le attività passate; dagli esordi intensamente colorati di passione politica ai gesti personali intrisi di solidarietà con le vittime, con i viaggi per portare aiuti nelle zone di guerra, prima in Bosnia e poi in Ucraina, senza dimenticare la passione per la montagna e per la scalata, che sembrano quasi una sfida fuori tempo massimo per una persona che ormai supera i 75 anni (è nato nel 1950); ricorrente è poi l’attenzione per i testi sacri, che De Luca affronta con dedizione davvero insolita (visto che per comprenderli e affrontarli al meglio si è messo a studiare l’ebraico antico).

Cosa si può imparare da un libro come questo? Nessuna facile ricetta o consigli per “invecchiare” meglio, semplicemente l’esperienza di un camminatore attento e curioso, un compagno di viaggio per questo tempo dove la vita non smette di fiorire.

E curiosando, trovo anche il sito ufficiale di Erri de Luca, o almeno, della sua Fondazione e scopro che proprio pochi giorni fa, raccontando una sua esperienza nel calpestare un prato di margherite marzoline, scriveva così:

L’età senile, che è la concessione di un privilegio, aguzza i sensi invece di offuscarli, aiuta a osservare.
Picasso ha detto di avere impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino. 
In maniera simile sento il continuo bisogno di iscrivermi alla prima elementare

per imparare a leggere il mondo con il sillabario.

Postilla finale: a conclusione del libro si trova poi una rapida sintesi dei libri scritti dall’autore, con una pennellata descrittiva per ciascuno. Quasi quasi diventa la parte più interessante del libro…

Quanto conta la botanica?

Quanto conta la botanica?

E’ venuto a trovarmi mio fratello Franco ed è rimasto con me qui a Melilla per alcune settimane, come lo scorso anno. Solo che quest’anno ha scelto il periodo “invernale” di gennaio/febbraio ed è incappato in questa strana “fase galiziana” dove quasi ogni giorno abbiamo avuto scrosci di pioggia e quando non pioveva tirava vento, o tutt’e due insieme. I giorni tranquilli sono stati davvero pochi e abbiamo fatto di necessitá virtù, scovando altre cose da fare. Siamo riusciti a fare una sola passeggiata nel barranco del Rio Nano (una delle poche zone “selvagge” della nostra Melilla) e poco altro. Ma stare insieme non significa necessariamente moltiplicare le cose da fare insieme…

Franco, da buon appassionato di botanica (da giovane ricorda i tanti km percorsi insieme a fr. Nito, al sud ma anche al nord dell’Italia alla ricerca di seneci e altre piante rare, come la aquilegia champanatii, una nuova specie identificata proprio dal nostro “frater botanicus” come era solito chiamarlo nientemeno che Gianni Rodari), insomma lui aveva già adocchiato, lo scorso anno, una pubblicazione semi abbandonata in un armadio espositore piazzato davanti all’ingresso della nostra comunità. Un fascicolo impolverato che però ricordava le gesta di due fratelli lasalliani, Sennen e Mauricio che, utilizzando Melilla come base e avamposto, avevano setacciato e analizzato tutta la flora del Rif, il territorio boscoso e montuoso a nord del Marocco, dove, guarda caso, ci troviamo noi.

Così, aprofittando del cattivo tempo e delle mattinate libere, abbiamo trovato la chiave della vetrata e scoperto, tra l’altro, che oltre al Catalogo, c’erano anche altri 2 libri, recentemente ristampati, sull’opera botanica del Rif, sempre a cura dei due fratelli. Una ciliegia tira l’altra e dallo sfogliare i testi, al rinfrescare alcuni elenchi, riscoprire un po’ i personaggi e l’avventura di questi “botanici”… a cui è dedicata anche una piccola via sul retro della scuola lasalliana, il passo è breve, così Franco ha rivestito i panni del detective in salsa verde per rispolverare un po’ tutta la storia.

E che storia ne è venuta fuori, un misto tra agiografia, Indiana Jones, l’analisi storico-sociale di un’epoca particolare della Spagna (la guerra civile, a cavallo degli anni 30), la passione per le piante, il tutto condito con un pizzico di AI (che come il prezzemolo sta bene un po’ dappertutto), perchê in questi giorni Franco ha provato con mano che formidabile aiuto può essere un agente AI come Gemini nel recuperare, confrontare, classificare, convalidare testo, controllare databases… c’è sempre una prima volta!

Ha cominciato con la digitalizazzione (anzi, la trascrizione perchê il testo non era molto chiaro) delle piante presenti nel catalogo, aggiornando la classificazione in base alle nomenclature piú attuali e sistemando tutto in un archivio digitale (che si puó consultare qui di seguito)

Nomenclatura Botanica Aggiornamento 2026 Flora del Rif (Sennen)

Poi ha cominciato ad indagare sul personaggio Sennen, che doveva essere davvero un luminare, per il suo tempo, appassionato ed esperto come pochi… nella ricerca ha rintracciato persino una biografia scritta da un fratello lasalliano del Brasile (quindi l’originale è in portoghese), ricco di curiositá e spunti interessanti. Alcuni al limite dell’incredibile, come la noticina che per un suo cambio di comunitá, da buon religioso lasalliano, aveva “traslocato” anche i suoi bagagli, e non era cosa da poco, visto che il peso totale dei suoi pacchi era di …. 1800 Kg, insomma, quasi 2 tonnellate!

E così, divertendosi tra computer e piante, abbiamo superato anche la pioggia, la cancellazione della sfilata di Carnevale, un vento tempestoso che ha divelto quasi la metá dei pannelli fotovoltaici del nostro terrazzo… e siamo persino andati a vedere il Rio de Oro nel pieno della sua magnificenza, colmo d’acque come mai avevo potuto osservare. Intanto Franco, osservava altro, ad esempio che le scarpate erano piene di … bietole, fresche e naturali. Così l’abbiamo risolta con un piatto di bietole saltate all’ajillo, come si direbbe qui.

Un grazie a Franco per questi giorni condivisi insieme, nella semplicità di sempre, tra una lavastoviglie da riempire, una mano per la spesa, una per la cucina, l’altra per i compiti dei ragazzi del progetto Alfa, mettendo a dura prova le sue abilitá linguistiche in spagnolo (che peró, pian piano, migliora)…

Se poi a qualcuno interessano gli altri documenti sulle piante di Sennen… basta chiedere; i botanici, si sa, sono di ampie vedute e condividono volentieri i loro “raccolti”.

2026, eccoci pronti…

2026, eccoci pronti…

Siamo ormai a metá gennaio, insomma, il 2026 non è più alle porte e siamo già belli pronti per la ripartenza. Corsi, lezioni, nuovi progetti all’orizzonte!…

Sono tornato qui a Melilla da poco, dopo aver partecipato al primo incontro delle opere sociali mariste di Spagna (in realtà escludendo la Catalunya) , svoltosi all’Escorial. Ne parlavo qui.

E sfogliando un po’ di foto ripensavo alle tante e belle opportunità che ho avuto in questo periodo natalizio, per visitare luoghi speciali e interessanti della Spagna.

E’ il primo anno che passiamo il giorno di Natale qui a Melilla, complice una botta di influenza mia e il soggiorno in ospedale dell’amico Ventura (voleva proprio inaugurare il nuovissimo ospedale della cittá, che iniziava ad accogliere le emergenze proprio il martedì 17 dicembre, quando lo abbiamo accompagnato per qualche approfondimento): lo hanno ricoverato per una settimana intera!

Nella notte di Natale, un po’ come i re Magi, siamo partiti con il traghetto da Melilla, sbarco a Malaga dopo 7 ore tranquille e rotta verso Granada. In mattinata abbiamo ancora trovato il tempo, io e Juan Antonio, per visitare la Cappella Reale (tomba dei famosi re Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, insomma, gli artefici della ripresa spagnola del XV secolo) e la Cattedrale di Siviglia. Poi ci siamo concessi alcuni giorni tranquilli, senza impegni, con qualche fresca passeggiata per la cittá: il giardino del Carmen de los Martires, il paseo de los tristes, il piccolo souk arabo che quasi prelude al quartiere dell’Albaicin, qualche passeggiata lungo le colline del Darro…

Il 31 dicembre ci siamo spostati a Cordoba, per celebrare il nuovo anno insieme alla comunità (erano presenti anche 2 fratelli africani, questa volta nel senso pieno del termine, non come noi di Melilla :-); preghiera e pranzo insieme ai laici vincolati (ottima occasione per stare un po’ con Juanan e ricordare il periodo di Siracusa), qualche scorribanda per la suggestiva cittá (scoprendo persino un aereo parcheggiato in un parco, poco lontano dalla nostra scuola).

Nella mattina del 5 prendo il treno da Cordoba per Madrid, dove passeró i giorni seguenti, tranne un rapido rientro proprio a Cordoba per partecipare, sabato 10, all’incontro degli animatori delle comunità e fraternitá mariste. Anche qui mi ritaglio giorni tranquilli, con qualche incursione culturale (il Reina Sofia e l’immancabile Guernica, fulcro assoluto del museo, il Prado, con la sua sterminata distesa di capolavori, il Man con i suoi reperti suggestivi). In particolare faccio una scorta di freddo per osservare i preparativi della cabalgata de los Reyes lungo il Paseo de la Castillana. Un freddo a dir poco glaciale, un paio di gradi sottozero, ma che spettacolo veder spuntare famiglia allegre, con le loro scalette in alluminio, per contemplare meglio la sfilata, insieme ai provvidenziali ombrelli rovesciati per raccattare più caramelle possibili (si parlava di circa una tonnellata!); ma dopo 2 ore di attesa, dalle 16, appena inizia la sfilata… mi sono ritirato a casa, anche perchè in televisione si vedeva molto meglio 😉
Nella scuola dove mi trovato, Chamberi, le pareti grondano della presenza di quadri di Goyo, l’artista che ha plasmato in modo concreto la nostra percezione iconica di san Marcellino Champagnat; dall’ingresso al refettorio degli alunni, fino agli spazi della comunità. La sorpresa è stata proprio quella di incontrarlo, come ospite, e condividere insieme momenti davvero di famiglia.

Infine i giorni di incontro all’Escorial, dopo un passaggio ad Alcalá de Henares, dove i maristi hanno un centro universitario, ben inserito in una città dove la cultura alberga da secoli (l’Univ. Complutense è uno dei baluardi culturali fondamentali) e la città antica non è davvero niente male.

Insomma, un bel tesoro da conservare negli occhi e nel cuore. Come queste immagini

Dai, che siamo quasi a Natale…

Dai, che siamo quasi a Natale…

Quest’anno, complice il calendario, le vacanze di Natale sono belle corpose, qui da noi si termina la scuola il 19 dicembre e ci si rivede l’8 gennaio! Stranamente, per Melilla, stiamo attraversando giorni piovosi, quasi ogni giorno ci regalano una bella spruzzata d’acqua, mentre di solito restiamo all’asciutto. E questo modifica un po’ il nostro panorama… di solito smagliante e assolato. Invece piove… e ce ne siamo accorti domenica, a spasso per la città vecchia, cercando di mostrare ad un amico le luminarie, il presepe artistico, il fascino di questa cittá. Ci siamo dovuti rifugiare sotto un ombrello (e giá trovarne uno per me è stata un’impresa!) e rinunciare al nostro giro notturno, perchê tutto era praticamente chiuso e impraticabile.

Logicamente ci siamo rifatti qualche giorno dopo, anche se l’ombrello ci accompagnava ancora, almeno per precauzione. E così, dopo la visita ai musei, siamo finiti nella chiesa della Purissima, che domina la parte vecchia di Melilla. Ora penso di aver ormai capito che a Melilla vive una piccola setta di fanatici dei PlayMobil, visto che nel museo il “pezzo forte” dello scorso anno era la ricostruzione dello sbarco di Dunquerque con i PlayMobil, nel porto fa bella mostra di sé una ricostruzione della città e anche nell’aeroporto, in una saletta seminascosta, si puó ammirare uno scorcio cittadino realizzato con gli onnipresenti pupazzi.

Ma il presepe no, non lo avevo ancora visto. Ed eccolo invece spuntare nella sala laterale della chiesa, ancora in fase di recupero e di restauro. E così, tra un arco gotico (e va sottolineato che siamo in Africa, di archi gotici ce ne sono solo 2, e sono tutti qui a Melilla!) e un’abside suggestiva ma pericolosissima (a voler fare i santi si rischia di spiccare il volo e …volare di sotto), abbiamo anche la nostra simpatica ricostruzione del presepe in questa originale forma.
Ovviamente qua e là sbucano piccole licenze poetiche… un Babbo Natale imprigionato, un Obelix che sfracella un manipolo di soldati romani, i bambini che si tuffano nel mare (ed in effetti è quello che si vede spesso nella spiaggia più suggestiva di Melilla e ancora… (curiosate un po’ tra le foto per scoprire il resto).

Ma anche nel nostro collegio, il Carmen La Salle i bambini e i docenti non vedevano l ‘ora che giungesse la fatidica data del giovedì 18, giornata del Presepe Vivente. Ciascuno con le sue legittime aspettative, i docenti stracolmi di impegni e surplus, mentre i bambini in spasmodica attesa di rivestire i panni dei vari personaggi. A ciascuno la sua attesa. Siamo in avvento, no?

A causa del maltempo quest’anno la rappresentazione si è svolta nel grande salone della scuola e si è articolata in 3 turni, per consentire a tutti i genitori di partecipare al presepe. Ed è stata davvero una festa, uno sciorinare di costumi e sorrisi, botteghe e figuranti, per ricostruire il presepe. Sul palco, in bella posizione, la capanna e a fianco, uno spoiler, ovviamente, i 3 re magi pronti per la loro cavalcata…

Senza aggiungere altri commenti, diventa quasi semplice invitare ad “immergersi nel Natale”, cercando di non fermarsi alla buccia…

E naturalmente qui ci sono tutte le foto del Natale 2025 a Melilla
Questa invece era l’edizione 2023, giusto per un confronto