Sfogliato da
Categoria: personal-gb

3 lettere senza francobollo

3 lettere senza francobollo

Quando è stata l’ultima volta che ho scritto una lettera, ripiegato il lembo della busta dopo aver inserito il foglio, leccato con cura la parte collosa e sigillato la busta?

E quando è stata l’ultima volta che mi sono fermato a leggere una lettera arrivata per posta, non recapitata via mail?

O quando ho dedicato del tempo alla carta, alla penna, ai pensieri, da stendere con calma sulla superficie della memoria?

Ho trovato per lo meno interessante leggere uno degli ultimi libri di Susanna Tamaro, questo particolare “Il vento soffia dove vuole“; nella mia libreria digitale ho aggiunto come tag “romanzo epistolare”, anche se come classificazione fa davvero un po’ acqua. Ma in pratica è proprio un libro formato da lettere, tre per la precisione. Lunghe, intense e impegnative.

Nella prima la scrittrice, perché in fin dei conti sempre lei che parla, si rivolge alla figlia adottiva, una ragazza ormai ventenne, originaria dell’India, dal carattere solare, serenamente integrata in una famiglia che non era la sua, ricca di energie, di voglia di vivere, di accondiscendente partecipazione alla vita di una famiglia ormai pienamente sua.

La seconda è decisamente più tempestosa, sofferta e tortuosa; si rivolge alla figlia naturale, arrivata quasi per caso dopo l’adozione della prima figlia, decisa perché sembrava ormai improbabile una nascita naturale. Ragazza dal carattere difficile, scontrosa e quasi aristocratica, quasi a racchiudere un’eredità ingombrante, quella della nonna, che per tutta la vita trascina un rapporto conflittuale con la propria figlia, una difficoltà che sembra riemergere e definire anche nel susseguirsi delle generazioni.

Infine una lettera al marito, una figura apparentemente agli antipodi della sensibilità, esperienza e tradizione dell’autrice; tanto fine, snob e delicata lei quanto semplice, energico e immediato lui.

Addentrandosi nel romanzo si comincia a svelare il quadro di questa famiglia italiana che raccoglie tante situazioni, sensibilità, avventure, impostazioni della nostra attuale società.

Si parla di scuola, di letteratura, di vita normale, di formazione al lavoro, la salute e la presenza del medico, il rapporto tra nord e sud, tra famiglie reduci da una certa aristocrazia e l’impatto con le famiglie del centro-sud italiano, persone asettiche e impregnate di una modernità che sfocia nel quasi isolamento delle persone di oggi alla sussistenza di un tessuto familiare allargato, intriso di religiosità semplice e popolare, di rapporti che si instaurano sulla cornice di una tavola e di un bicchiere di vino; si parla dell’invadenza e onnipresenza del cellulare e della comunicazione onnivora che ormai ci pervade.

E alla fine fa capolino anche l’ultimo arrivato, il figlio inatteso e insperato, quasi un sussulto della vita in tempo limite, con quel suo nome che evoca brezze bibliche.

Qualche dubbio mi sorge nel leggere gli episodi in cui rimane coinvolto, anzi, invischiato, il marito medico, per un episodio che sembra un tantino improbabile, ma la cronaca ci fornisce spesso storie apparentemente insolite eppure avvenute.

In ogni pagina si avverte chiaramente la passione per una vita non banale, la ricerca di un senso che non sia già ricevuto e solo da subire; interessanti anche le aperture che conducono persino a cambi di mentalità, di considerazione e, in fondo, di stili di vita. Il tutto senza toni enfatici o pretese assolute. un atteggiamento mite però deciso e determinato.

Per salutare un amico

Per salutare un amico

Uno pensa sempre che le cose e le persone restino lì per sempre, in attesa, semplicemente accantonate. Invece con il tempo passa anche la vita e ogni tanto restiamo scossi da questa quotidianità.

Con Giorgio Stracquadanio ci eravamo fatti solo questa foto, quasi alla fine della mia permanenza a Siracusa, nell’agosto dello scorso anno, a suggellare un incontro, quasi un sodalizio, che durava da almeno 3 anni. Eravamo una coppia domenicale affiatata, si potrebbe dire, lui alle tastiere e io alla chitarra, presso la parrocchia di san Martino, per dare una mano con i canti. Nel coro quasi sempre l’infaticabile amica Anna, spesso Laura (ed era inevitabile il refrain di Nek nelle domeniche in cui mancava: “Laura non c’è…”), ultimamente il buon Stefano che tentava in tutti i modi di guadagnarsi una sorta di prelatura per poter finalmente accedere allo scanno dell’organo… Qualche volta al duo si affiancava anche Sandro, con la fisarmonica (e l’effetto era davvero interessante); tanti bei momenti, alcuni matrimoni (in particolare quello di Chiara, figlia di Giorgio), abbiamo accompagnato don Salvo Musso e poi don Gianluca Belfiore. Insomma, pezzi di vita sparsi nel tempo, nel nostro tempo. La musica, si sà, è anche bella da realizzare al momento, condita con qualche inevitabile stecca, qualche ritardo per l’attacco (un sogno irrealizzato, regalare a Giorgio uno di quegli specchietti da bicicletta per consentirgli di vedere l’andamento della celebrazione senza dover continuamente girare il collo…).

Bello anche l’organo, del 1800, ristrutturato da non molto. Che si faceva sentire anche (e soprattutto) quando le note tacevano, per colpa del compressore che doveva provvedere a dare fiato alle canne! A scanso di equivoci avevo portato anche la tastiera che ci avevano regalato al Ciao per le poche occasioni in cui si doveva suonare “dal basso” (penso che sia ancora lì, riporta in qualche angolo della sacrestia), ma niente da fare, lui preferiva l’organo antico, con la sua piccola tastiera, i suoi scarsi ma efficaci effetti.

Sul nome oltre che sulla provenienza (un siracusano nato a Sanremo, i casi della vita…) scherzavamo, ed era facile. Giorgio uno e Giorgio due, senza problemi di classifica e di ordine; una consuetudine settimanale senza pretese. Ci si vedeva qualche minuto prima della messa, uno sguardo al don e poi si stilava la scaletta dei canti. Alla fine, spesso, si divertiva a chiudere con qualche pezzo classico, un po’ di Bach, una melodia arcinota, un giro di accordi ad effetto. Era la nostra domenica.

E qualche rara volta che non arrivavo in bici (tempaccio o foratura, càpitava anche questo) mi dava un passaggio, facendomi vedere con quel pizzico di orgoglio locale, dove era riuscito ad infilare la macchina, nonostante le difficoltà di parcheggio di Ortigia.

La notizia del suo decesso, per il peggiorare rapido del tumore che da dicembre lo aveva assediato, mi è arrivato quasi per caso, sfogliando come ogni tanto capita le pagine di Facebook. Due rapide conferme da don Gianluca e Anna per fugare qualche dubbio e poi rimane la dura realtà: i funerali si sono svolti nel pomeriggio del 17 maggio…

Arrivederci Giorgio, per la prossima scaletta ti lascio carta bianca.

Scoprire le Asturie

Scoprire le Asturie

Aqui se puede leer la version en español – gracias H. Pedro 🙂

Come è ormai consuetudine del nostro gruppo di fratelli maristi (nella fascia tra i 50 e 70), quasi ogni anno riusciamo a ritagliarci una pausa significativa, tra fine aprile e inizio maggio, per condividere alcuni giorni insieme e visitare, quasi con infantile gusto di scoperta, una nuova zona della Spagna. Quest’anno la scelta è caduta sulle Asturie. Che fino a pochi mesi fa nella mia inconsapevole ignoranza situavo poco a sud di Madrid… forse per assonanza con l’Estremadura, mentre invece…

Per la cronaca ecco qui una rassegna di queste nostre scorribande “fraterne”

Ci siamo incontrati a Madrid a fine aprile e dal sabato 27 fino al 30 siamo andati alla scoperta. Un itinerario interessante e vario, preparato dal nostro affidabilissimo due Pedro Sanchez e Serafin, che sono riusciti a concentrare in pochi giorni l’anima e l’essenziale di questa terra, mixando con gusto e fantasia tra cattedrali, degustazioni, città in espansione, esempi di pedagogia sociale del tempo appena passato e scorci marini mozzafiato.

Ma per dare almeno un filo cronologico a questi giorni, andiamo con ordine:

Arrivati nel pomeriggio ad Oviedo (con il treno, attraversando una Spagna baciata dalla pioggia) il nostro primo appuntamento è stato la visita della cattedrale. La nostra guida, Regina Buitrago, fin dall’inizio ha dato prova di una conoscenza approfondita e una capacità empatica notevole, facendoci così non solo apprezzare il bello che a profusione si svelava davanti a noi, ma stuzzicando anche la curiosità, i ricordi e la voglia di approfondire, in seguito, per nostro conto. Abbiamo così subito fatto conoscenza con i personaggi storici alle radici di questa terra, il grande re Pelayo, che nei giorni successivi avremmo ritrovato un po’ ovunque. Della cattedrale, una delle tante con una sola torre residua (come Genova, Malaga e altre) abbiamo apprezzato soprattutto gli angoli più antichi, le varie cappelle e la camera santa, nella quale si conserva anche il famoso sudario (e per un appassionato di Sindone il richiamo è sempre interessante), tra le curiosità si annovera anche una delle anfore delle nozze di Cana….

Suggestivo e folgorante il chiostro. Uscendo dalla cattedrale ci siamo immersi nel centro cittadino, sfiorando la statua della Regenta (protagonista di uno dei romanzi più classici della cultura spagnola del 1800, ambientato proprio ad Oviedo) e ricercando le tracce delle antiche mura. Nelle Asturie si colloca il primo guizzo di riscossa che ha portato la Spagna alla reconquista, e la genealogia dei primi re è uno degli archetipi forti della identità spagnola. Insomma, re Pelayo ci avrebbe accompagnato anche per i giorni successivi.

Domenica è stato il giorno del parco di Cavadonga e del Santuario della Santina; passando vicino a questo santuario (manco a dirlo, teatro della famosa vittoria che il re Pelayo aveva strappato ai mori che cercavno di conquistare tutta la pensiola iberica) abbiamo iniziato a salire, poco alla volta il verde esuberante dei boschi lasciavo spazio ai prati e ai cespugli, ma sempre verde e umido (fortunatamente abbiamo incontrato pochissima pioggia, in queste zone solitamente umide), poi con pulmini più piccoli siamo giunti in quota, quasi sui 1200, dove si trovano i laghi glaciali della zona e gli alpeggi dove si produce un tipico e famoso formaggio.

Bello rivedere nelle zone a nord di queste montagne ancora qualche tracca di neve e di ghiaccio; è stata anche l’occasione per qualche passo in montagna. Poi siamo tornati presso il santuario, visitando la cappella nella grotta e assistendo alla messa nella grande chiesa. La Vergine qui viene venerata qui con il nome familiare di Santina e la nostra guida cercava di insegnarci anche rapidamente l’inno, ma il grosso del nostro gruppo provenendo dal sud della Spagna, aveva un repertorio ben diverso.

Ci siamo poi recati nel paese vicino, Cangas De Onìs, dove un antico ponte romano (anche se un po’ a posteriori) fa ancora bella mostra di sè sulle tumultuose acque di questi torrenti sempre in piena. Anche il pranzo è stato un ricco catalogo di piatti e ricordi culturali della zona, a cominciare dalla fabada e compango, il mix di affettati iberici… insomma, ben poco dietetico! Ma il bello della tavola, oltre al cibo, era l’occasione di stare insieme, con amici che per un anno intero si trovano altrove. E subito dopo siamo andati fino alla costa, in zone rinomate e spettacolari, la zona di villeggiatura di Ribadesella, dove le dimore più imponenti ed esotiche erano quelle degli stranieri, generalmente indicati come “indiani”. Nelle acque ancora fredde e ventose erano già numerosi gli amanti del surf…

Lunedì le previsioni erano promettenti: sole. E sole fu, per tutto il giorno, incredibilmente. La prima tappa era presso il famoso villaggio di pescatori, Cudillero. Ci si arriva dopo una discesa folle tra boschi di eucalipto e rocce a strapiombo, poi il semicerchio delle case, ora belle colarate e sfavillanti (ma un tempo, ci diceva la guida, i colori erano molto meno pittoreschi…). Ci siamo inerpicati tra gli stretti passaggi, immaginandoci che no, proprio non era un villaggio per ginocchia artritiche, vista la pendenza e l’altezzza degli scalini. Ma il panorama e gli scorci che si potevano cogliere valevano bene una arrampicata tra i caruggi. Dopo ci siamo diretti verso la città di Gijon e dopo una visita alla zona del porto e del centro (a sorpresa la guida ci ha accompagnati a visitare, nel coro di una chiesa che dominava il golfo e le spiagge, una serie di mosaici recentissimi, opera del controverso Rupnik), poi ci siamo diretti verso l’università laboral, dal programma non riuscivo proprio a capire di cosa si trattasse. Quando poi si è materializzato davanti a noi l’immensa costruzione che ospita questo progetto educativo degli anni 50 ci siamo resi conto delle proporzioni e di come cambiano i tempi. Nato come grande colloggio per studenti dei corsi professionali, sotto il periodo franchista ha rappresentato un centro di eccellenza per la formazione di tanti spagnoli, che qui vivevano come interni; questo paradigma ha poi perso mordente dopo gli anni 80 e adesso si sta cercando di dargli una destinazione, sempre come centro educativo, adatto ai tempi. Nel solo cortile centrale possono entrare comodamente due campi da calcio e la torre centrale, una via di mezzo tra il campanile e un missile, svetta su tutta la pianura circosyante! Dopo l’ottimo pranzo al Parador siamo andati a visitare l’ultima meta del giorno, un altro paesino a vocazione estiva e marinara, il piccolo borgo di Tazones. Sotto le carezze del sole pomeridiano, quasi insperato, le piccole case dei pescatori, gli strumenti della pesca alla balena, la storia suggestiva di questo borgo (che nel 1500 aveva ostacolato persino l’arrivo del re Carlo V credendo si trattasse di…invasori) erano gli ingredienti per completare il quadro del giorno.

L’ultimo giorno, martedì era prevista la visita all’istituto marista Auseva di Oviedo (lo strano nome ricorda la montagna presso il quale si trova la scuola), una scuola che va dai cucciolotti della scuola dell’infanzia fino ai grandi del bachillerato; visita rapida anche per non disturbare, ed era bello sentire il prof di motoria parlare tranquillamente in inglese con gli alunni della scuola primaria per spiegare il da farsi. Poi visita alla comunità marista, ma l’idea di visitare anche l’opera sociale che i maristi portano avanti oltre alla scuola “normale” si è arenata per il fatto che il responsabile era stato chiamato per una riunione progettuale e in questi casi non poteva mancare… anche in Oviedo è forte la presenza di stranieri, migranti e persone in difficoltà, spesso irregolari per quanto riguarda i documenti e in questo centro si viene incontro a tale emergenza con corsi di vario tipo, quasi sempre di alfabetizzazione e rinforzo scolastico.


E poi, dopo il pranzo, raffinato e apprezzato da tutti quanti, siamo di nuovo ripartiti in treno alla volta di Madrid. Qui gli ultimi saluti in vista del rientro, ciascuno nella propria scuola. Melilla per il momento attende, visto che ci tornerò a breve e per il 1 maggio Madrid è sicuramente più interessante.
Dopo i saluti e i ringraziamenti per gli organizzatori, la domanda che aleggia è evidente: dove andremo l’anno prossimo???

In questo album ho riunito solo le mie foto, visto che nel nostro gruppo gli appassionati di ricordi erano numerosi e in questo modo abbiamo conservato una traccia minuziosa e dettagliata di quanto visto; ma nell’album collettivo le foto sono quasi un migliaio…

Aprile 2024 – viaggio in Asturia: Oviedo, terra e mare

Dalle Palme alla Pasqua

Dalle Palme alla Pasqua

Che dire di questi giorni così speciali e importanti. Tante cose, qualcuna molto di fretta e altre da vivere con la calma che respinge persino la voglia di metterle per iscritto…

Mi sono trovato nella splendida Malaga per un lungo fine settimana, dal giovedì al sabato sera; giusto il tempo per girovagare senza meta nel suo centro storico, proprio nei giorni speciali di chi si prepara alla Pasqua; tante confraternite sul… piede di guerra per gli ultimi preparativi e gli ultimi traslados (spostamenti dal loro centro-magazzino fino alla chiesa di riferimento). Resti antichi e modernissimi (dall’anfiteatro romano al variopinto Centre Pompidou…) in una città presa d’assalto dai turisti (quanti italiani ho incontrato, ad orecchio).

Chissà se oltre alle tante immagini di Malaga mi verranno anche delle parole…

Pensavo quasi di prolungare la visita anche per la Domenica delle Palme, ma l’amico Keko mi ha invitato ad andare con lui a Priego di Cordoba, per la processione del giorno. Pensavo alla solita processione che da noi in Italia si fa prima della messa, un festoso ingresso con rami di palme e di ulivo… quanto mi sbagliavo. In questa cittadina fino a pochi anni fa c’era una scuola marista e i contatti sono tuttora forti e vivaci; Keko era stato invitato proprio a questo titolo, come ultimo direttore marista della scuola. Ma la processione del giorno non si fa prima della messa, benì dopo e con una intensità e durata ben diverse da quanto potevo immaginare. Due bande, due grandi immagini da trasportare per il paese e quindi, mettere in conto almeno 3 ore! Processione di folla, ma la gente del paese era solo ai bordi, senza mettersi in coda, riservata alle confraternite, al clero, alle autorità. Davvero suggestivo e impegnativo. Trovato anche il tempo di dare uno sguardo a questo bel paese, dalla fontana con 139 cannelle alle viuzze interne curatissime e grondanti di fiori.

Anche in questo caso parlano (e qualcuna suona pure) le immagini e i video del giorno

E infine la settimana santa. Avevamo previsto di partecipare al ritiro marista di Fuentheridos; ma non avevamo calcolato tutta la pioggia che abbiamo incontrato in questi giorni di calma e di riflessione nella splendida cornice di Villa Onuba. Siamo arrivati con la pioggia e tranne la mattinata del venerdì santo siamo ripartiti con la stessa pioggia, quasi incessante per l’intera settimana. Giustamente l’occasione buona per non divagare o smarrirsi troppo in giro. Ma sappiamo che l’acqua serve e soprattutto qui in Spagna la siccità non è una vaga prospettiva, ma una situazione critica che coinvolge molte zone. Dopo questa settimana, speriamo, un po’ di meno.

Qualche immagine, tra una goccia e l’altra, sono riuscito a recuperarla…

Povero febbraio, come corre veloce!

Povero febbraio, come corre veloce!

Tra una cosa e l’altra, una iniziativa e la successiva, una “mesa redonda” per incontrare le altre realtà operative di Melilla e prevedere le prossime cose, il mese di febbraio è letteralmente volato via.

E’ passato il Carnevale (provate a cliccare sulla foto per vederla bella grande) e sta finendo (speriamo) anche il freddo invernale. Soprattutto il vento, che a detta del veterano della nostra comunità, il buon Eulalio, non aveva mai soffiato così forte e così a lungo da queste parti. “Che vuoi farci”, gli rispondo, “sarà il cambio climatico”, ma certe volte il vento riesce persino a creare qualche problema andando in bici!

Sono venuti a trovarci da Granada Javi, Ana e le due piccole pesti, Myriam e Samu. Hanno approfittato della festa dell’Andalucia, un fine settimana di relax, e sono venuti da questi parti.

Sapevo che non mi sarei annoiato più di tanto in questo angolo d’Africa e ogni giorno che passa me ne rendo sempre più conto.

Ma quello che ci sta occupando più temppo ed energie adesso è la nuova organizzazione del nostro CentroFratelli, che comprende un po’ tutte le attività che intendiamo portare avanti a livello comunitario.

Da poco abbiamo “trasferito” alcuni dei nostri giovani alunni nel centro che la Caritas utilizza proprio a due passi dalla parrocchia centrale. Fino a qualche anno fa c’erano anche dei progetti in corso, ad esempio era stata realizzata una sala computer con una decina di postazioni. Ma finito il finanziamento del progetto, tutto era rimasto in stand-by. Fa un certo effetto riaccendere un PC e vedere la schermata di Windows 7 che ti saluta bella colorata!!! E uno si chiede se nell’epoca di Windows 11 non ci saranno problemi di funzionamento o di compatibilità 😉 Però le macchine funzionano, adesso vedremo come rimettere un po’ in sesto e realizzare qualcosa di utile con questi ragazzi, che sono neo-maggiorenni marocchini (ex-tutelati, cioé prima vivevano in un centro di accoglienza per minori) che però fanno ancora fatica a disegnarsi un futuro, visto che molti non conoscono sufficientemente bene lo spagnolo (qualcuno quasi per niente!) e hanno un livello di istruzione veramente minimo. Nel fine settimana abbiamo messo a posto gli spazi che la Caritas ci ha messo a disposizione, tolto la polvere, i divisori in plexiglas dell’era Covid (!), eliminato scatoloni e vecchi materiali, insomma, un po’ di pulizie di primavera. E alla fine ci siamo presi il lusso di un brindisi di buon inizio, coinvolgendo anche fr. Josè Luis Elias che dal Libano sappiamo che ci segue con passione, visto che è stato uno dei pionieri di queste attività.

E una bella fetta di tempo l’ho dedicata anche a una nuova presenza sul web per raccontare quello che la nostra Comunità Fratelli sta portando avanti: si tratta del CentroFratelli.