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Tag: sicilia

Bellini, questi luoghi di Catania ;-)

Bellini, questi luoghi di Catania ;-)

Sto per iniziare il mio terzo anno qui in Sicilia, da Siracusa a Catania ci sono meno di 60 km, eppure, a parte le necessarie toccate e fughe presso l’aeroporto, non ero mai riuscito a ritagliarmi un po’ di tempo per visitare questa città. A dire il vero mi ero persino fatto consigliare da Mariagiovanna su un possibile itinerario di visita (e meno male che lo avevo scritto, perché pensavamo di andarci come comunità), ma tra una zona rossa e una a pois, le cose non sono andate esattamente nel migliore dei modi.

C’è voluta proprio l’occasione del fratello vacanziero per dedicare finalmente una giornata a Catania.

E ne valeva decisamente la pena, perché ho scoperto come la realtà siciliana non sia semplicemente identificabile con le belle cittadine barocche, un po’ trasandate e sonnacchiose come Modica, Ragusa e Siracusa….

In questi giorni Google Maps doveva avere le sue cose, perché ogni 3×2 esordiva con un “strada sconosciuta” oppure un enigmatico “fare inversione e tornare indietro”, anche se la strada era di quelle importanti e ben segnalata. Comunque, mettendone insieme un paio (chissà perché nella stessa macchina due versione di GMaps sembrano avere identità ed itinerari autonomi!) siamo finalmente arrivati alla zona in cui volevamo parcheggiare: la Via di Sangiuliano. Avevo rispolverato le note messe da parte, senza dilungarmi troppo sui siti ad hoc (tipo: le dieci cose da vedere assolutamente a Catania… per questi link ci pensava Lida).

La nostra prima meta era la piazza del teatro Bellini; doveva essere anche la tappa giusta per una granita e la brioche col tuppo, ma siamo capitati male. L’unico bar aperto della piazza ne era incresciosamente sprovvisto. Allora giusto il tempo di uno sguardo al teatro. Mi sono messo d’impegno e ho percorso tutto il suo perimetro, restando un po’ perplesso per l’esagerazione dei murales, il senso di abbandono e di quasi degrado da cui era circondato l’intero edificio. Difficile convivere con officine, autoriparazioni, saracinesche chiuse da anni, manifesti alternativi, scritte fluo dalla dubbia interpretazione, ma così succede. In compenso almeno la facciata, che collega magnificamente gli edifici attigui, ha la sua maestosa imponenza.

Poi ci siamo diretti verso il cuore della città: la piazza sulla quale si affacciano il Duomo, il Comune e la splendida fontana dell’Amenano. A dire il vero la prima tappa è stata presso il caffè Prestipino. Questa volta non siamo rimasti delusi, anzi, ammirando gli scaffali che grondavano di dolciumi, cassate, cannoli e altri veleni per diabetici, le nostre convinzioni sulla scelta del da scegliere traballavano visibilmente. Poco male, ci siamo rifocillati e poi abbiamo iniziato a contemplare il resto. La fontana dava veramente l’idea di un velo d’acqua impalpabile e fresco, il “lenzuolo”, come viene chiamato dai ccatanesi e quello spazio bianco e tremolante aiutava in qualche modo a sopportare il sole torrido. Poi il duomo, spettacolare e immenso, che richiama almeno per le dimensioni le basiliche di Roma (ormai io mi sono un po’ dimensionato sulle ridotte misure siracusane e il nostro duomo, al confronto, sembra una parrocchietta). E non per niente il primo uomo illustre sepolto in questa chiesa, lo incontri appena entri, è proprio il famoso compositore Bellini. Che dire poi dell’elefante in pietra nera che svetta nel centro della piazza? Dal 1239 è il simbolo della città e riporta indietro nel tempo, viene da pensare a Pirro o Annibale (l’origine della statua sembra infatti legata al periodo cartaginese), ma verrebbe anche da sottolineare il fatto che un tempo gli elefanti, quelli nani, erano di casa in Sicilia, per lo meno, nel …pleistocene. Anche il vicino palazzo del Comune (non per niente si chiama Palazzo degli Elefanti) riserva qualche sorpresa; nel suo androne d’ingresso, vi sono infatti delle splendide carrozze del 1700, una delle quali viene utilizzata ancor oggi, durante i festeggiamenti per S.Agata.

Ma dopo questa abbuffata storico-religiosa, ci siamo deliberatamente confusi nella Pescheria, cioè nel mercato popolare che si snoda nelle vie, nelle piazze e nei sottovarchi a sud della piazza. Un miscuglio di odori e colori, pesce e frutta, verdure e primizie, noci dell’Etna grandi come mele, fichi d’india già belli e pronti e profumo d’arancini (o dovrei dire arancine? hic est busillis); quando ci siamo seduti ad uno dei tanti street food self-service della zona, eravamo già belli che appagati in tutti i sensi (per lo meno, quelli che fanno parte del club dei 5).

Poi una scappata fino al castello Ursino, altro segnaposto di Federico II, tutto circondato come si ritrova oggi dalla lava. Riesce difficile immaginare che all’inizio era proprio a pochi passi dal mare. Meriterà una visita più calma, almeno per vedere il museo all’interno.

E per finire abbiamo dovuto fare una concessione a Lida, e inoltrarci nella “vasca” catanese di Via Etnea. Così l’itinerario era un po’ in versione step&go, con frequenti pause per contemplare le vetrine, ascoltare le dissertazioni dei commessi di Siculamente e cose del genere, superando di slancio le rovine dell’anfiteatro romano (si fatica davvero a coglierne l’imponenza, visto che doveva essere secondo solo al Colosseo di Roma); siamo giunti fino ai giardini di villa Bellini e lì ci siamo arenati un po’, prima di riprendere la strada verso l’aeroporto. Per Lida e Paolo il tour siciliano era ormai alla fine. Ma il bottino di bellezza, colori e sapori che avevano ormai raccolto, non aveva più bisogno di valigie per essere contenuto…

Ecco un album fotografico delle cose belle viste a Catania

A zonzo da turista…

A zonzo da turista…

In questi giorni sono in versione “quasi turista”, insieme a a mio fratello Paolo e Lida, sua moglie. Prima della ripartenza delle attività stiamo assaporando un po’ di zone caratteristiche della Sicilia. E siccome sono davvero tante e rimane sempre l’imbarazzo della scelta, ecco alcuni degli itinerari di questi giorni:

Taormina: il fascino che esercita questo luogo è decisamente forte, tutti quelli che passano di qui prima o poi ti chiedono di andarci o di visitarla almeno rapidamente. Per noi che abbiamo bene in mente Sanremo sembra quasi di assistere alle prove per un gemellaggio. Zone totalmente diverse, ma quando c’è il mare di mezzo balzano agli occhi soprattutto le somiglianze.

Così venerdì (meglio evitare i fine settimana, siamo ancora ad agosto e la Sicilia pullula di turisti) siamo partiti di buon mattino per andare in questo luogo spettacolare.

Ormai ci sono stato un paio di volte e diventa meno complicato orientarsi e organizzarsi, anche perché una visita generale è davvero semplice: metti il teatro greco all’inizio, poi ti avventuri nella vasca principale (il Corso Umberto, che va da porta Messina a Catania, i confini ideali della città), lasciandosi attrarre dalle case, i negozi, gli scorci pittoreschi, i tanti richiami gastronomici… alla fine ci sta bene una visita al giardino comunale, il lascito della famosa Lady Florence Trevelyan, una delle prime turiste della cittadina (quando arrivò nel 1884 con i suoi 5 cani e la sua dama di compagnia dalla Scozia, a Taormina c’era un solo albergo!).

In pratica ci siamo orientati proprio in questo modo, con molta calma e relax, visto che fare il turista richiede anche questo sovrumano distacco … 😉

Prima di iniziare avevo recuperato l’indirizzo della nostra “vecchia” scuola marista, in Via Pirandello 75. Adesso il suo giardino è utilizzato come uno dei tanti parcheggi per la cittadina, letteralmente invasa da macchine e turisti. Ma ho apprezzato con piacere il cartello che si trovava vicino ai locali della scuola, che continuano a fornire un servizio educativo, grazie all’attività della parrocchia. Vi campeggiava un bella scritta: Follest 2021; penso che fr. Claudio possa essere contento che l’attività lanciata come maristi prosegua ancora oggi, il campo estivo per i ragazzini di Taormina. Mi sembra un bel segno e un ricordo costruttivo.

Il teatro greco di Taormina è sempre uno scorcio suggestivo, forse più per il panorama che domina, per le aperture che suggerisce, la possibilità di cogliere Etna e Calabria con una semplice rotazione del capo… la cavea e il palco erano impegnati per l’allestimento di un concerto (se non sbaglio anche De Gregori in questi giorni è di scena qui); molte sedie di plastica avevano preso il posto dei semplici sedili di pietra o legno, con un effetto un po’ strano per chi si immaginava degli spalti più sobri (ma sicuramente più scomodi…); facevano da pendant a questa scenografia numerose opere d’arte (?) esposte lungo l’itinerario, sculture di metallo a volte colorate con tinte vivaci, a volte confuse con possibili pannelli di lavoro per la ristrutturazione. Originali, per lo meno, i titoli delle varie opere, spesso imprevedibili, misteriosi, allusivi… divertenti

Ci siamo fermati per il pranzo in uno dei tanti locali lungo la via principale (in questi casi è Lida che poi provvede alla valutazione, spietata o partecipe, su Tripadvisor…) e abbiamo concluso la visita passando nei giardini della villa comunale, un parco pubblico tenuto veramente bene, con attenzione e garbo (anche se alcuni degli edifici ormai datati sono in parte chiusi e pericolanti, Lady Florence li aveva pensati come sedi per gli alveari delle api!).

E certamente non ci sono sfuggiti i tanti balconi esuberanti, con piante grasse e ceramiche locali che letteralmente grondano dalle case, rendendole pittoresche ed uniche.

Ecco allora un po’ di fotografie di questo itinerario, a zonzo per Taormina

Sabato 28: continuiamo con le “escursioni” estive…

Il giorno dopo aver visitato Taormina ci siamo dedicati ad un momento di relax… nella cornice quasi esotica della spiaggia del Minareto, non lontana dal centro di Siracusa (10 km); la mia prima folle idea era quella di convincere Paolo e Lida a noleggiare due bici e fare il tragitto pedalando… ma questa opzione non combaciava con la loro idea di relax, pertanto, pochi minuti in macchina e via, verso l’Isola, come dicono qui i locali.

La spiaggia è davvero caratteristica, per metà è una spiaggia privata dell’Hotel Minareto (un 5 stelle fa sempre il suo effetto e forse è una garanzia per il luogo) la parte restante, comunque discretamente ampia, è libera. La cosa più attraente è comunque il mare e la costa, con le sue falesie, le sue grotte, il suo fondale, ricco di praterie di poseidonia (si dice così?), con un paio di occhialini e la maschera si può apprezzare anche la tanta vita marina di questo luogo. Un posto che merita, decisamente.

Nel pomeriggio invece ci siamo diretti verso Modica e Scicli, quasi sfuggendo alla bomba d’acqua che ha colpito Siracusa (26 mm in poche mezz’ore, tenendo presente che da aprile fino ad oggi erano caduti solo 4-5 mm di pioggia in tutto!). L’itinerario, in prima battuta, doveva comprendere anche Ragusa, ma poi l’afflato di Montalbano ha preso il sopravvento….

Modica l’avevo già vista tempo fa a gennaio del 2019, ma fa sempre bene ritornare sui propri passi, anche perché quella volta la fretta e il gruppo erano un po’ limitanti. Questo pomeriggio invece, con calma, abbiamo lasciato la macchina proprio sotto il duomo e ci siamo fatti con pazienza gli scalini (quelli ufficiali sono 164), apprezzando l’impatto visito che è davvero spettacolare. Poi come sempre accade, sembra che la cornice sovrasti il quadro e l’interno della chiesa sembrava quasi normale. A parte il calendario astronomico che aiuta a riportare lo sguardo alle stelle e un po’ più in alto del solito. Ci siamo quindi addentrati nelle viuzze, incontrando una sposa nel suo giorno più bello (ma penso che valga anche per lo sposo, soprattutto in questo giorno!), e il suo candido abito bianco sullo sfondo del paese era un tocco raffinato. Poi siamo passati vicini alla casa di Quasimodo (ma già le case grondano di poesia e di oboe sommersi…) e abbiamo dribblato con cura i tanti negozi che ti propinano il famoso cioccolato di Modica (con la convinzione che poi tanto si sarebbe sciolto e avrebbe perso le sue caratteristiche! io invece ho assaggiato anche quello all’arancio ed ero pronto a correre il rischio :-).

E ci siamo così diretti verso Scicli. Premetto che di Camilleri ho letto solo uno dei suoi ultimi testi, Dimmi di te, decisamente meno legato al suo filone tradizionale del giallo. Penso di non aver mai visto una puntata intera del famoso commissario Montalbano, ma mi sono lasciato contagiare da Lida che in pratica ci aveva dirottati a Scicli proprio per poter vedere i luoghi del set originale del suo commissario preferito… Così dopo una estenuante attesa per una pizza al Pura Follia (ci avevano relegato in un vicolo, sotto un terrazzo con i tappeti penzolanti, Lida era quasi sul punto di andarsene, ho giocato un po’ la carta del caratteristico, del local a tutti i costi, del made in sud … al resto ci ha pensato l’ottima pizza. Poi abbiamo iniziato l’esplorazione del centro. Pensavo che Scicli fosse poca cosa, un piccolo abitato; ma mi sono scontrato con una marea di gente, trenino del barocco compreso, turisti, locali, tutti riversati fuori casa, complice una serata gradevolissima e quel finale d’agosto che invita proprio ad uscire: una vera folla.

Poi Lida, googlando un po’, ha rintracciato la sua meta tanto ambita, siamo giunti davanti al palazzo Comunale e fortunatamente per noi, pur essendo ormai le 21:30, abbiamo trovato la cooperativa che assicura la visita ai luoghi del commissario più noto d’Italia ancora aperta e disponibile, anzi, disponibilissima e divertente. Così ho iniziato il giro con Lida, entrando in quelli che per me erano semplici locali e uffici, mentre per lei erano un ritorno al passato, alla storia, al mito del “Montalbano sono!” Ma così sono i personaggi di culto.

Io a dire il vero mi sono deliziato di più nel contemplare i tanti segni del barocco che in Sicilia veramente sembra di casa; con il contorno di santuari e conventi che sembrano appollaiati sui monti vicini, quasi a guardia del paese.

E per non dilungarci troppo: domenica 29 – dopo un lieto girovagare per il mercatino domenicale di santa Lucia, uno sguardo al sepolcro e al doveroso Caravaggio, nel pomeriggio era d’obbligo una visita al parco Neapolis, con il teatro greco di Siracusa. Un lungo giro tra le latomie, finalmente visibili (sono ormai 2 anni che mi trovo a Siracusa e ho finalmente potuto vedere il gigantesco ficus, la pseudotomba di Archimede, la grotta dei Cordari… e poi la cavea. Mi è quasi dispiaciuto, però, che per le visite turistiche non si possa passeggiare nella platea, almeno il corridoio centrale, per godere un po’ meglio dello spettacolo.

E verso le 19 e qualcosa, il sole al tramonto sul teatro è davvero uno spettacolo. Fino ad oggi con repliche quotidiane 😉

Ecco per concludere qualche immagine di questi due giorni, dal mare a Modica, da Scicli al Teatro Greco

In attesa di riprendere…

In attesa di riprendere…

di riprendere a girare, visitare, passeggiare, ammirare… Ormai ci stiamo facendo il callo a questo periodo di forzata inattività, un limbo che rischia di spegnere anche la curiosità, la voglia di conoscere e di esplorare questo nostro stupendo ambiente (lo so, sarei capace di definire “stupendo” anche luoghi con apparente scarso appeal, ma essendo l’occhio a fare la differenza, preferisco allenarlo 🙂

E quest’oggi mi aveva colpito la richiesta di un ragazzo straniero, che mi chiedeva informazioni sulla… presenza di san Paolo qui a Siracusa. Essendo un ragazzo musulmano capisco la difficoltà nel collocarle questo personaggio in un contesto storio più dettagliato. E mentre cercavo di dargli qualche dritta, ricavata dal testo degli Atti e poco più, qualche vestigia storica velata di leggenda che ricorda i 3 giorni in cui Paolo è stato ospite a Siracusa del primo vescovo, Marciano, scelto espressamente da san Pietro. Per mostrargli la chiesetta di san Paolo, a ridosso del tempio di Apollo, ho lanciato GMaps e fatto uno screenshot dalla funzione di Streetview che mostra con chiarezza il luogo. E come spesso capita viene subito voglia di percorrere un po’ quelle strade in passeggiate virtuali, incuranti delle persone che affollano i vicoli e i luoghi solitamente affollati da turisti. Siccome da quando sono qui non ho ancora potuto vedere nulla di tutto ciò… almeno su schermo è gradevole assaporare questo clima. Sono poi finito in riva al mare, presso la fonte Aretusa. Ormai sono luoghi che conosco abbastanza bene e mi sono meravigliato che tra le tante foto della fonte non ce ne fosse nemmeno una che la mostrasse dal basso e dall’interno. Così mi sono detto: ok, buttiamo giù due righe e recuperiamo le foto fatte questa estate durante la visita con i bambini del campo estivo.

E siccome gli errori di pubblicazione ogni tanto saltano fuori, per evitare di perdere le righe scritte…. le replico anche qui, in attesa di riuscire a pubblicarle tra le recensioni di Google. Per la cronaca, dopo 3 tentativi andati a vuoto, finalmente la recensione è online.

Fonte Aretusa: Uno dei luoghi indimenticabili e più suggestivi di Siracusa. Negli ultimi anni (a causa della pandemia), le visite sono state molto rarefatte, ed è un peccato perché è interessante visitare anche l’interno. Vedo dalle recensioni tantissime foto, ma tutte e solo dalla cerchia esterna. Nell’estate del 2020 abbiamo avuto la possibilità di visitare e girare dentro la fonte, grazie alla cortesia dell’assoc. Civita (il reportage lo trovi qui https://www.maristi.it/ciao/2020/08/01/e-si-conclude-anche-il-campo-estivo/) e passeggiando dentro la fonte lo spettacolo è ancora più suggestivo. Una volta entrati nello spazio di visita, si può fare un giro completo della fonte. Procedendo in senso orario si vede nella cavità del muro il punto da cui sgorga la fonte di acqua dolce, lo sbocco in mare si trova nel punto diametralmente opposto; non ho assaggiato l’acqua ma ormai dicono che sia piuttosto salmastra, ottimo campo di studio per verificare l’adattamento delle piante. La vegetazione principale, a parte il grande ficus all’ingresso e alcune palme rigogliose, sono ovviamente i papiri, della stessa varietà di quelli che si incontrano lungo il fiume Ciane. Sono fusti alti più di 4-5 metri, in ottimo stato di vegetazione. Poi ci sono tante anatre, e devono vivere veramente bene perché abbiamo incontrato gli anatroccoli al seguito della madre, molto tranquilli e per niente stressati. Il responsabile era più preoccupato (e giustamente infastidito) dal fatto che i turisti continuano a buttare cibo, panini, briciole, favorendo così il proliferare dei topi, non della fauna corretta, che è ampiamente autosufficiente. Molti i pesciolini rossi… e persino una carpa (qualcuno azzarda che sia addirittura una pregiata carpa Koi, ma… chissà). Breve il percorso di visita, con le audioguide si ripercorre il mito di Aretusa. Non vengono fornite molte informazioni storiche (come la notizia che Napoleone si sia rifornito qui di acqua dolce, anche se poi il suo acerrimo nemico, Orazio Nelson, grande appassionato di Siracusa, scelse proprio questa città come sua residenza privilegiata). La presenza della piccola spiaggetta vicino al giardino crea un congiutno delizioso. Peccato per lo stato di degrado in cui versano questi giardinetti, vero percorso ad ostacoli tra escrementi di piccioni e mattonelle disselciate. Un tempo qui c’era anche un acquario, ormai chiuso da tempo.

Ecco le foto della Fonte Aretusa – estate 2020

Ho finito da poco La Mennulara

Ho finito da poco La Mennulara

Non sto leggendo spesso romanzi o libri con “narrazioni e racconti”, ma ogni tanto credo sia utile lasciarsi stupire dall’imprevisto. Non conoscevo nulla di Simonetta, forse mi intrigava questo cognome un po’ italiano e un po’ inglese, ma volutamente non mi sono occupato dell’autrice prima di leggere il libro. Avevo solo assaporato qua e là il gradimento da parte di persone molto diverse. Un buon punto di partenza.

Non credo nemmeno nell’utilità di una recensione quasi riassunto… preferisco quelle che cercano di stimolare la curiosità e l’approccio personale al testo.

Vivo in Sicilia da ormai un anno e mi piace l’idea di andare oltre le apparenze, gli stereotipi e il sentito dire. Mi sono messo a leggere questo libro e ne sono stato piacevolmente sorpreso. Sono abbastanza esigente e spesso mi ritrovo ad abbandonare testi che inizialmente mi sembravano interessanti (meno male che da anni uso solo le versioni digitali, con la carta non so se sarei in grado di superare un certo senso di colpa “l’hai comprato e adesso te lo leggi”), l’ultimo che ho lasciato perdere era un certo Stupidistan, troppo infarcito di luoghi comuni…

La Mennulara a grandi linee racconta una storia davvero insolita; una bracciante, poi governante, poi factotum di una famiglia di relativa ‘nobiltà’ o almeno di lunga tradizione siciliana. Una saga familiare come forse ne possono esistere tante in una terra dove le tradizioni sono spesso pietrificate nel tempo. La storia si svolge in quello che amo definire il secolo scorso, quindi quasi in contemporanea, per molti aspetti che vedo confermati qui in Sicilia.

Questa governante toglie il disturbo a inizio libro: muore dopo una rapida malattia, ma da quel momento comincia una presenza a dir poco ingombrante nella famiglia che ha servito per anni. Sembra aver pianificato tutto con puntiglio e precisione, dal testo del suo annuncio funebre alle pratiche di eredità da svolgere esattamente come da lei comunicato, attraverso messaggi e lettere che giungono puntualmente dopo aver osservato con scrupolo le indicazioni da lei fornite in precedenza. E guai a sgarrare….

La narrazione è curiosa e il ritmo incalzante, persino lo stile lievita con l’incedere delle pagine, smettendo alcune pesantezze e raggiungendo una maggior freschezza e attualità man mano che la storia volge al suo epilogo.

Certo, mi sembra molto poco realistico che la protagonista del romanzo, da semplice ragazzina del popolo riesca a raggiungere quasi in modo autodidatta competenze archeologico e velleità classiche da suscitare l’ammirazione di esperti e musei e nel contempo a nascondere queste capacità alle persone che continua ad accudire. Certe capacità lasciano tracce e segni inequivocabili in troppi ambiti della vita. Ma una storia è gradevole anche per queste pretese.

Sullo sfondo una Sicilia reale, che riscontro ancora oggi, nei campi delimitati da tanti muri in pietrame, nella rassegnata calma di tante persone, nella riluttanza a svecchiare certe mentalità e idee. Una bella immersione in quella sicilianità che conviene conoscere, non per tollerarla, ma per favorire qualche processo di svecchiamento.

Tra l’altro quest’ultima edizione è stata rivista recentemente dall’autrice e ampliata un po’; un libro non è mai concluso nel momento della prima consegna alle stampe, è gradevole che l’artista vi rimetta mano. Sarà che poi lei dorme poco (5 ore a notte le sembrano sufficienti) e se questi sono i risultati. ben vengano 🙂

(10 a 1 che anche questa ‘recensione’ su AMZN non me la passano 🙂

Risalendo il fiume Cassibile

Risalendo il fiume Cassibile

Avevamo preparato questa uscita già da parecchio tempo con degli amici appassionati di montagna e di lunghe passeggiate; ci avevano proposto di esplorare la splendida zona dei laghetti di Cassibile, e curiosando in rete avevamo già scoperto di cosa si trattava e allora eccoci pronti, io, Nina e Rosa per il nostro viaggio di esplorazione.

Certo, permaneva qualche pizzico di dubbio perché ci avevano detto di procurarci degli zaini impermeabili e che probabilmente avremmo dovuto fare qualcosa di molto simile a Indiana Jones nell’esplorazione dei canyons tropicali… ma che problema sarà mai, pensavamo noi!

Il nostro gruppetto era formato da una quindicina di persone tutti amici o amici degli amici e ci siamo ritrovati intorno a Pippo che già ci avevano presentato come una mitica guida di questi splendidi luoghi della Sicilia. Quello che non ci avevano detto era che il buon Pippo pochi giorni prima aveva provato inc oncreto questa uscita, verificando che il sentiero fosse fattibile per tutti. E questo a dispetto dei suoi agili 71 anni e di un bel bypass (un semplice “tagliando”, diceva lui) e comunque sembrava ancora il più arzillo e dinamico del gruppo.

Abbiamo cominciato la discesa nella zona Mastra Ronna (chissà perché Mastra al femminile…) cominciando ad apprezzare dal cornicione nord la panoramica spettacolare della Vallata del Cassibile che si stava aprendo davanti ai nostri occhi; un vero e proprio canyon vasto e largo, luogo frequentato dai nostri antenati fin dalle epoche preistoriche.

La prima tappa è stata quella di soffermarci a dare un’occhiata alla splendida grotta del Brigante (con Nina e Rosa stiamo già pensando che probabilmente potrebbe essere una delle nostre prossime mete), un covo spettacolare e suggestivo (se non ci credete gustatevi questo video del Brigante Boncoraggio che in questo nido d’aquila ha vissuto parecchi anni tenendo in scacco l’esercito piemontese conquistatore), e poi abbiamo continuato la discesa, ripida ma tranquilla e ben segnalata, superato lo spiazzo erboso che a volte ospita l’elicottero di soccorso, poco lontano dall’antica casa del pastore, e finalmente si giunge ai laghetti.

Qui naturalmente in bagno non ce lo toglieva nessuno, eravamo arrivati molto presto (ti credo, l’appuntamento per la partenza da Siracusa era per le 7, ma sicilianamente “trattabili”) e non c’era ancora nessuno, anche perché l’ingresso più facile si trova dalla parte opposta, nella zona sud perché si arriva più comodamente in macchina fino alla zona attrezzata e servita da bar .

Noi alle 9 eravamo già lì a sguazzare nella freschissima acqua dei laghetti e a farci le Jacuzzi fornite dalle numerose cascatelle di questi luoghi spettacolari e pulitissimi.

Poi è cominciata la parte interessante perché invece di riprendere con la salita normale, abbiamo cominciato ad affrontare direttamente il fiume, che non è gigantesco, più torrente che altro, ma in alcuni tratti non è certo da trascurare.

Cominciamo a scendere nell’acqua, quasi tutti con le normali scarpe, per ripercorrere tutto il percorso del fiume (tranquilli, il percorso non è molto viscido, la natura delle pietre calcaree e del’acqua aiuta anche in questo); in breve l’acqua ti arriva alle ginocchia, poi alla vita poi sempre più su fino quasi a sommergerti e devi proseguire a nuoto per diversi tratti. Qui si è vista la capacità e l’ingegno di chi non si era equipaggiato con i famosi zaini “impermeabili” e ha fatto di tutto per salvare il salvabile, con sacchetti di plastica o portandoli in testa, tipo sherpa tibetani, cercando di passare nei luoghi meno profondi, aggrappandosi alle liane (pardon, fichi e altre piante locali), per fortuna che ad ogni tratto guadagnato lo spettacolo ripagava le fatiche, le scivolate e le piccole contusioni (a volte veri e propri tonfi nell’acqua). Il buon Pippo naturalmente ci precedeva e ogni tanto (anzi, ogni spesso) ci immortalava con la scusa di preparare il suo prossimo scoop sul National Geographic.

In questo modo abbiamo risalito un bel tratto del fiume giungendo fino alla nostra successiva tappa, un altro laghetto verde smeraldo e raggiungibile anche dalle zone superiori oltre che dal corso del fiume, anche se non sembrano essere molte le persone appassionate di torrentismo da queste parti.

Qui finalmente ci si ferma per davvero, sotto un sole che riscalda e che ci asciuga deliziosamente, per consumare il nostro pranzo, controllando quanto dei nostri panini si fosse salvato dalle molteplici immersioni nell’acqua. Ma poco dopo Pippo ci riporta con i piedi in acqua per andare a a vedere gli splendidi laghetti di Venere famosi, dice lui, per le loro virtù taumaturgiche tipo la ricrescita dei capelli per i calvi e il recupero delle forme femminili ecc. ecc.

Peccato che nessuno avesse voglia di provarci, perché è vero che non avremmo più rimesso i piedi in acqua, ma il tempo si stava preparando per un’altra sorpresa, infatti cominciando la risalita ecco un bel acquazzone estivo (da quanto tempo non camminavo con lo zaino sotto l’acqua?), pochi minuti e la pioggia ci avvolge fornendo un’ottima distrazione per sentire meno la fatica di quella risalita tra sassi scivolosi, erba tagliente, rami che grondano docce appena li afferri…. e altre piacevoli amenità.

Ma ormai ci siamo, giungiamo al Pianoro dell’ingresso nord, attraversiamo le pecore e le capre sparse vicine alla masseria e ci godiamo ancora un po’ di questa vita selvaggia.

Sono ormai le 16 quando riprendiamo la strada del ritorno, umidi, accaldati, stanchi ma veramente soddisfatti e pieni di immagini incredibili. A questo punto blocco la registrazione del percorso (fatta con Komoot) per avere un po’ di elementi utili per una prossima volta. Il tempo di marcia sicuramente è un po’ ballerino, visto che il nostro percorso è iniziato verso le 8 del mattino e a parte qualche sosta panoramica e il pranzo, non ci sono stati momenti di effettivo stop. Pippo parlava di 6 ore di marcia. mi sa che ci sono state tutte!

Ovviamente l’album con le foto di Cavagrande del Cassibile è visibile qui, anche se durante la parte migliore, spesso immersi sott’acqua, possiamo contare solo sulle foto di Pippo (quando arriveranno)