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Categoria: digital

Soffitta digitale & vecchie foto

Soffitta digitale & vecchie foto

Quando si fa un trasloco, si sa, il problema dei bagagli, dei pacchi, della quantità indescrivibile di cianfrusaglie “delle quali non si può fare a meno”, aumenta in modo esponenziale. E siccome di traslochi, ultimamente, ne ho già fatti un paio, prima o poi bisogna decidersi. Questa scatola di vecchie foto, le porto via sì o no? Dovrei potrei sistemarle? Vale la pena trasportarle da una parte all’altra se non le guardi mai? Ma dai, prendi lo scanner e deciditi una buona volta. Detto fatto ho recuperato alcune vecchie foto…

Erano le foto che scattavo e sviluppavo quando ancora il digitale non esisteva nemmeno come ipotesi. Siamo a Roma, al SLM, dove ho iniziato a fare scuola nel 1979; grazie alla passione di fr.Antonio (forse un po’ anche di fr.Roberto Novelletto, che però aveva un approccio più da cucina che da laboratorio di sviluppo fotografico…) inizio ad avvicinarmi al magico mondo della fotografia e dello sviluppo fai-da-te, prima seguendo i consigli e poi iniziando a sperimentare per conto mio, sviluppando rullini, giocando al piccolo chimico per azzeccare le soluzioni degli acidi di sviluppo e di fissaggio. Siamo intorno al 1981 ormai.

Carta e pellicole Ilford, ovviamente, che si prendevano nel negozio fornitissimo di Piazza S.Apostoli e dovendo frequentare la Gregoriana, quasi adiacente, non era difficile andare ogni tanto a dare un’occhiata. Erano anche gli anni in cui le passioni si alimentavano con le riviste “di settore“, in particolare con Fotografare (quando ancora Cesco Ciapanna non “sragionava di alieni e complotti…”). La mia prima macchina fotografica seria? Una Olympus Om-10.

Così oggi ho ripreso in mano queste vecchie foto e con lo scanner le ho finalmente svincolate dal peso. Ovvio che la qualità, la precisione, la profondità in bit dello scanner… insomma, non sono perfette, si poteva fare meglio, ma per il momento eccole qui, raccolte in questo strano album di foto antiche. Ci ritrovo persino 2 autoritratti (lasciamo perdere…), mi piace solo ricordare che l’anno in cui ho tentato il look della barba, al campo dei lupetti, pensavo di continuare a tenerla per il resto dell’anno, ma appena ricominciata la scuola, una delle cucciolootte di classe (era Francesca R.) che aveva impiegato quasi un anno per iniziare a parlarmi, vedendomi così conciato si richiuse nel suo mutismo; capita l’antifona, il giorno dopo ero nuovamente “presentabile”.

I luoghi delle foto? Bello sforzo di memoria, si passa da Ventimiglia a Carpasio, da Roma (la seconda maratona delle scuole cattoliche, primavera del 1982) ai campi scout e di Entracque, sfiorando anche luoghi che non ricordo nemmeno dove collocare. E trovo persino le prime avvisaglie di quella malattia che mi porto ancora appresso: le finestre…

L’album completo è questo:
le mie prime foto in B&N

Una settimana di ‘relax’… e quindi se…

Una settimana di ‘relax’… e quindi se…

Conclusa l’esperienza di Lavalla200> (domani provo persino a spiegarla ai ragazzi di terza media A!) questa settimana serve per rimettere un po’ di ordine. Sistemare un po’ di mercanzia e ciarabattole varie, giusto per non abbandonare pezzi che altri dovranno buttare via, come di solito succede con i traslochi. Insomma, the last week in Giugliano Sarà per questo che nei Musei Vaticani avevo proprio cercato la cartina di queste zone, osservando con curiosità che il nostro Lago di Patria sembra più un’insenatura che un vero lago, ma la cartina risale al 1600 e a ben vedere mancano anche altri elementi (il lago Lucrino, ad esempio), e forse in parte dipende anche dagli eventi sismici di quei tempi, come la famosa e impressionante eruzione del Monte Nuovo, del 1538.

Lavalla200>: Intanto cosa sta succedendo agli amici del nostro gruppo? Sono praticamente tutti tornati alla base di partenza, chi in Australia, chi nelle Fiji, chi in Mexico, chi ancora a spasso per l’Europa, come Qalista che sta visitando con la sua famiglia Roma e poi Parigi, e tutti si stanno preparando per la prossima fase: giungere alla destinazione assegnata. Per me sarà fin troppo facile, non dovendo seguire corsi particolari di lingua siciliana, anche se non vorrei proprio fari a vutata du sceccu… inoltre sono già stato aiutato dalla Comunità di Siracusa per i primi passi burocratici da svolgere, visto che lì sono davvero esperti di documenti, anagrafi, cittadinanza…

Proprio in vista del nuovo impegno a Siracusa sto anche curiosando un po’ il web per esplorare qualche strumento nuovo (almeno per me) e più versatile sul versante della comunicazione. Uno dei problemi che stiamo verificando, e non solo in questo caso, è la difficoltà a tener testa a tutti i fronti della comunicazione: da FB a Instagram, passando anche per il sito del CIAO , che è attivo da quasi un anno… Proprio in questi giorni è arrivata la novità che il centro marista gestito a Siracusa, grazie alla collaborazione con il CPIA territoriale, ospiterà anche dei corsi per adulti, quelli per ottenere la vecchia “licenza media”, giusto per intenderci, un documento particolarmente necessario per tanti migranti che cercano di inserirsi nel contesto italiano. Insieme a Rosa, incaricata del sito, vorremmo esplorare qualche strumento per semplificare il cross-posting, così da inserire un solo articolo e poi, in automatico, replicarlo su FB e Instagram, che per molti ragazzi sono strumenti più rapidi e ben conosciuti.

Per fare questo cosa si può utilizzare? Rosa mi ha consigliato IFTTT, una piattaforma che consente di interconnettere numerosi servizi digitali. Il nome è l’acronimo if this than that, insomma, “se succede questo deve avvenire quest’altro”. Per chi invece è più fedele al brand Microsoft si può ricorrere all’applicazione Flow (che ho usato un paio di volte e poi lasciata sopire…). Entrambi sono applicativi che probabilmente ci consentiranno di districarci nel web e mettere d’accordo i vari protocolli. Del tipo: quando pubblico un articolo (come questo) sul sito, in automatico viene creato un post anche su Twitter e sulla pagina Facebook. Se funzionasse alla prima sarebbe una figata, ma se solo uno si ferma a considerare i tanti diversi protocolli, linguaggi, piattaforme hardware. funzionalità, problemi tecnici, ecc… hai già capito che ci passerai mezzo pomeriggio a tentare e ritentare. Un po’ come smontare e rimontare gli ingranaggi di un vecchio orologio, come quello della cattedrale di Lione (che funziona dal 1300!).
Ed è proprio quello che sto facendo. Ma questo è il bello dell’informatica, dico bene?

E per la cronaca, dopo un po’ di smanettamenti, sembra che qualcosa funzioni e dopo aver creato questa pagina si è automaticamente creato un nuovo post su Twitter, ovviamente con il solo titolo e il link al messagggio. Il bello sarà riuscire a fare la stessa cosa su FB e poi su Instagram, cercando di evitare qualche loop infinito 🙂

Non basta chiudere Internet

Non basta chiudere Internet

Quasi difficile recensire un libro nel quale traspaiono, in moltissime occasioni, commenti e idee personali dell’autore nel quale diventa facile (e logico) riconoscersi. Peccato che siano idee più legate al panorama politico nostrano che al mondo della rete vero e proprio. E forse è facile, per chi la rete la vive come strumento ormai vitale, sparare a zero su governanti attuali che stanno dando veramente un esempio misero di cultura e preparazione sui temi della rete (e numerosi paragrafi mettono alla berlina i vari M5S e Salvini e Trump senza nessun giro di parole!).
L’esperienza dell’autore e la sua conoscenza del mondo dell’informazione sono fuori dubbio, emergono considerazioni chiare di quanto la rete sia oggi uno strumento un po’ alla deriva e potenzialmente rischioso. Dal sogno quasi miracoloso dei primi pionieri, quando i campi di applicazione e le novità dilatavano giorno dopo giorno il “giocattolo” internet che ancora non aveva una forma precisa, si è arrivati ormai alla presenza ingombrante dei grandi protagonisti della rete, quelli che ci vivono e ci guadagnano sopra. L’autore indica i limiti e i rischi della presenza eccessiva di Google, FB, Apple, i social in genere che lucrano sui dati ma instillano e condizionano in modo preoccupante senza spesso darlo a vedere.


Le influenze sulle elezioni americane, il peso destabilizzante della Russia, la trasformazione delle persone da cittadini a clienti (o profili social), vengono presentati e rievocati in più parti. Si avverte il timore legato soprattutto alle scelte e ai cambiamenti che i grandi protagonisti della rete possono operare sul panorama politico (e già ne avvertiamo l’influenza); numerosi passi sembrano però digressioni contro il populismo e sovranismo avanzante, analisi sociologiche e considerazioni legate alla deriva attuale della politica, mentre ci si poteva aspettare una panoramica più precisa e serrata su come gli strumenti della rete oggi rischiano di influenzare negativamente la società, dalla formazione e diffusione delle fake news (con eventuali rimedi) ai meccanismi (subdoli) di analisi del comportamento degli utenti, dal fenomeno di wiki leaks al giornalismo che cerca di informare nonostante i comodi andazzi del retweet. Il discorso fila e l’autore si fa leggere in modo piacevole; il suo obiettivo è semplicemente quello di invocare e proporre alcune regole per un uso più sostenibile della rete (ma anche qui sembrano raccomandazioni un po’ sbrigative, relegate nelle ultime righe del testo).
Il titolo si rifa al pamphlet di J. Switft che nel ‘600 proponeva alla GB di risolvere il problema dei troppi piccoli irlandesi con la semplice proposta di …mangiarli nel momento migliore, dopo pochi mesi dalla nascita. Chiudere Internet ovviamente è una provocazione alla quale nessuno oggi potrebbe più credere (a parte le scelte coerenti di un utilizzo consapevole). Forse abbiamo più bisogno di corretta educazione e modelli alternativi che di tante regole (che arriveranno ma saranno, come il GDPR Europeo un tentativo incompleto e farraginoso di affermare la sovranità personale sui propri dati).

Tesla, un affascinante don Chisciotte moderno

Tesla, un affascinante don Chisciotte moderno

due righe sul libro L’uomo che ha inventato il XX secolo

Tesla, pur essendo poco noto e poco approfondito, esercita sempre un suggestivo fascino come uomo e come inventore; da questo libro si ottiene in modo abbastanza rapido una panoramica completa sul personaggio. Viene tratteggiata la sua biografia, i difficili inizi e le sfortunate vicende che lo hanno segnato. Nel testo si mette in evidenza il problema di fondo, legato al suo rapporto con le persone autoritarie (il padre e la madre, molto esigenti e severi) e la sua reazione (una scarsa autostima, la ricerca di figure paterne alternative). Insieme al suo percorso di inventore geniale vengono messi in evidenza i suoi limiti come uomo d’affare, ben poco attento ai cavilli e agli sgambetti degli operatori più astuti di lui (da Edison a Westinghouse, fino a J.P. Morgan). Tutto dedito alle sue invenzione e alle sue sperimentazioni, alcune delle quali hanno persino minato il suo fisico, non si occupava degli aspetti legali ed economici. Tesla diventa quindi un caso di successo e fallimento a catena; troppo avanti per il suo tempo, ad esempio per quanto riguarda l’invenzione della radio,realizzata ben prima di Marconi, e certe anticipazioni fulminanti su un mondo interconnesso dove lo scambio di informazioni sarebbe stato facilissimo (insomma, internet immaginato 100 annni prima!). Peccato per il suo misero epilogo e la scarsa considerazione della sua visione di futuro.
Mi sarebbe piaciuto trovare nel testo almeno 2 righe per chiarire se la Tesla di oggi abbia qualcosa in comune (oltre al nome praticamente nulla e persino Elon Musk non c’entra con questa azienda, che lui ha semplicemente rilevato qualche anno fa).

Allegre complicazioni digitali

Allegre complicazioni digitali

Bazzicando nel mondo digitale da diversi anni, ho maturato una sorta di via preferenziale per tutto ciò che potrebbe essere svolto, meglio, mediante la Rete. Dalla moneta elettronica alla cittadinanza digitale, dalla didattica alla crescita sostenibile… Chi mi sta vicino sopporta spesso con teneri sorrisini di benevola commiserazione, ma ci può stare 😉 così quando qualche giorno fa mi sono accorto di… aver perso un documento (anche qui stendiamo un velo pietoso), ho subito pensato che forse oggi esiste già un modo meno lento e farraginoso per effettuare almeno la denuncia di smarrimento. So bene che molti siti istituzionali si accontentano di elargire qualche informazione, pertanto speravo che esistesse un qualche servizio più versatile. Quindi via con la ricerca.

E in effetti esiste, è proprio possibile effettuare una denuncia online, ad esempio collegandosi al sito https://extranet.carabinieri.it/DenunciaWeb/denuncia.aspx
su questa pagina, abbastanza ben curata (sarebbe utile in partenza sapere QUANTE pagine e formulari bisogna compilare, perché dopo la 3a pagina si rischia di abbandonare il campo…) si inseriscono tutti i dati richiesti (dati identificativi, codice fiscale, tipologia del documento perso, elementi utili per l’individuazione inequivoca della persona, insomma, tutti dati molto sensibili) e ci si aspetterebbe che alla fine la denuncia possa effettivamente avere corso. Forse con lo SPID o semplicemente con una webcam per il riconoscimento effettivo di chi presenta la domanda, si potrebbe perfezionare questo strumento. Comunque esiste. Ma funziona ancora poco.

E dopo aver riempito tutti i campi ecco arrivare la risposta: non si è fatto altro che preparare la documentazione che comunque dovrà essere prodotta fisicamente presso lo sportello, carabinieri o polizia. Viene assegnata una finestra temporale di 2 giorni per presentare la domanda e ottenere così una denuncia effettiva.

Peccato, speravo in qualcosa di meglio, ma per lo meno avrei sveltito di molto le operazioni, visto che il testo della denuncia lo avevo preparato in maniera completa. Il bello, però, mi aspettava il giorno dopo, presso il locale ufficio della tenenza dei carabinieri.

Nulla da dire sulla cortesia e preparazione della persona di portineria incaricata di completare l’iter iniziato con la denuncia vi@web, veramente gentile e premuroso. Ma a quanto pare la denuncia a loro non sembrava essere arrivata (nonostante fosse indicato con precisione l’ufficio e avessi anche ricevuto una risposta, suppongo in automatico, di conferma).

Il povero operatore ha dovuto cercare, chiedere, smanettare un po’; gli ho mostrato la mail di conferma con tutti i dati necessari (viene prodotto un codice di attivazione per completar l’iter); nel frattempo chiedo quante denunce ricevono mediamente in un anno: “Questa è la prima che mi tocca fare, in tutto forse un paio all’anno“, gli propongo anche, nel caso fosse più semplice, di lasciar perdere tutta la trafila elettronica e procedere con una “classica” denuncia verbale. Ma ormai la “frittata” era in padella, quindi meglio (anzi, obbligatorio) completare il percorso. Intanto dietro di me iniziano ad arrivare spedizionieri per la consegna di pacchi, tecnici della fotocopiatrice, altre persone con richieste varie, qualcuno inizia a brontolare…
Morale della favola, per completare l’iter c’è voluto più di mezz’ora (mi piacerebbe conteggiare anche il tempo fisico necessario per recarmi in macchina presso la tenenza…in totale un’altra mezz’ora), poi una bella firma e il modulo era pronto, con tutti i dati che avevo già inserito online in precedenza. Un paio di timbri solenni e via, il gioco è fatto.
In rete è facile trovare altre “recensioni” poco lusinghiere, qualche giornalista, a ridosso dell’inaugurazione del servizio (che inizia in via sperimentale nel 2005!), aveva persino attivato un sondaggio per verificare la funzionalità di questo sportello online (ma il link non funziona più, sarà lo scoraggiamento…).

Una bella idea realizzata a metà, documentata in modo poco funzionale, che probabilmente in pochi useranno. Anche questo è un tassello della nostra Agenda Digitale.